Diretto da Pierluigi Montalbano

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lunedì 24 luglio 2017

Archeologia. Atlantide in Sardegna. Fu il Golfo di Cagliari a ospitare la mitica città di Platone? Riflessioni di Giuseppe Mura

Archeologia. Atlantide in Sardegna. Fu il Golfo di Cagliari a ospitare la mitica città di Platone?
Riflessioni di Giuseppe Mura



Chi affronta il tema su Atlantide affidandosi esclusivamente alle datazioni, alle cifre, alle dimensioni e alle ricchezze proposte da Platone nel Timeo e nel Crizia va incontro, inevitabilmente, a due alternative: la rinuncia immediata a qualsiasi tentativo di identificazione o, se proprio intende insistere, giustifica il tutto accettando l’esistenza di una qualsiasi forma primordiale di civiltà di alto livello, magari di provenienza extraterrestre.
Come giustificare in altro modo le evidenti esagerazioni contenute nel racconto di Platone su Atlantide? Mi riferisco agli oltre novemila anni di antichità a partire da Solone, il “saggio” che, nel 600 a.C. riceve le informazioni sulla misteriosa isola da un sacerdote egiziano, all’esistenza di un esercito di oltre un milione di uomini, alle dimensioni di un’isola e di una pianura che non hanno
uguali nel pianeta terra, all’esistenza di una città “cerchiata” dalle strutture incredibilmente complesse, all’utilizzo di metalli rari come oro, bronzo, stagno, rame e oricalco per “intonacare” le

domenica 23 luglio 2017

Archeologia: lingua e scrittura antica. I segni geroglifici degli egizi, una scrittura che avvicinava agli dei.

Archeologia: lingua e scrittura antica. I segni geroglifici degli egizi, una scrittura che avvicinava agli dei.

Marilina Betrò scrive: "Le centinaia di segni che composero il sistema geroglifico (i più usati sono circa 700) furono fissati attingendo alla realtà che circondava gli anonimi inventori del codice grafico dell'antico Egitto. Pur nella loro stilizzazione, le loro sequenze colorate, sulle pareti dei monumenti superstiti di quella antichissima civiltà, a distanza di millenni ricompongono per noi un universo perduto o ampiamente mutato: uccelli ormai estinti o migrati in più lontane regioni incedono impettiti o si librano in aria; oggetti familiari a chi amorevolmente li incise e dipinse suggellano per noi il segreto della loro funzione; uomini, donne e bambini, abbigliati in fogge e costumi esotici, ci offrono il loro profili immoto (...) Un microcosmo congelato nella pietra".
geroglifici egizi sono i segni che compongono il sistema di scrittura monumentale monumentale utilizzato in Egitto. Era una combinazione di elementi ideografici, sillabici e alfabetici. L'uso era riservato a monumenti o oggetti, come stele e statue, concepiti per essere eterni; la scrittura corrente e quotidiana in Egitto era quella ieratica, simile a quella del sistema minoico all’inizio del II Millennio a.C.  Fino a due secoli fa, la più antica iscrizione geroglifica è stata la Paletta Narmer, datata al 3000 a.C. e trovata a Hieracompolis, l’attuale Kawm al-Ahmar. Nel 1998, uno staff archeologico tedesco che scavava ad Abydos, oggi Umm el-Qa'ab, scoprì la tomba U-j di un sovrano predinastico e rinvenne trecento tavolette d'argilla iscritte con proto-geroglifici in un sepolcro della fine del

sabato 22 luglio 2017

Archeologia della Sardegna. Cartagine, un impero che decise di farsi amici i sardi perché nell'isola le buscava sempre e preferì scendere a patti. Riflessioni di Rolando Berretta

Archeologia della Sardegna. Cartagine, un impero che decise di farsi amici i sardi perché nell'isola le buscava sempre e preferì scendere a patti.
Riflessioni di Rolando Berretta


Non si capisce il punto di vista di chi ci ha propinato una grande Cartagine, nel VI a.C., fino alla stipula di un trattato con Roma dove si rivendica il possesso cartaginese della Sardegna; una grande Cartagine in piena espansione militare e padrona del Mediterraneo. Basterebbe visionare in quale posto i Focesi fondarono Massalia e alla sua importanza commerciale. Basta un atlante. Nessuno lo ha impedito; ne gli Etruschi, né i Cartaginesi e nemmeno i Sardi. Per essere sinceri ci provarono i

venerdì 21 luglio 2017

Archeologia. Gli americani del nord mangiano patate da 10.000 anni. L’indagine su alcuni granelli di amido ritrovati in un sito archeologico dello Utah testimonia che il tubero faceva parte della dieta preistorica. Riflessioni di Federico Formica

Archeologia. Gli americani del nord mangiano patate da 10.000 anni. L’indagine su alcuni granelli di amido ritrovati in un sito archeologico dello Utah testimonia che il tubero faceva parte della dieta preistorica.
Riflessioni di Federico Formica


I nordamericani sono tra i maggiori consumatori di patate al mondo. E lo erano anche 10.000 anni fa. Per la prima volta uno scavo archeologico ha dimostrato come questo tubero - o meglio, un suo antenato - fosse presente nella dieta degli uomini preistorici anche nella parte settentrionale del continente americano, mentre in Sudamerica era già noto da tempo.
Due ricercatori della University of Utah, Lisbeth Louderback e Bruce Pavlik, hanno spiegato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) come hanno fatto. La svolta è arrivata grazie al ritrovamento di 323 granelli di amido su alcuni utensili di pietra nel sito archeologico di

giovedì 20 luglio 2017

Archeologia. Crani umani incisi a Göbekli Tepe: un nuovo culto neolitico?

Archeologia. Crani umani incisi a Göbekli Tepe: un nuovo culto neolitico?

Circa 10.000 anni fa, la già notevole presenza di Göbekli Tepe nella Turchia sudorientale avrebbe potuto essere ancora più impressionante: avremmo potuto vedere dei teschi umani appesi in quello che è considerato il più antico tempio del mondo. Secondo una nuova ricerca pubblicata su Science Advances, tre frammenti di crani neolitici scoperti dagli archeologi mostrano le prove di un’eccezionale modificazione del cranio post-mortem. Le incisioni lineari, profonde e decise sono

mercoledì 19 luglio 2017

Archeologia. 11 mila anni fa uno sciame di comete cancellò antiche civiltà

Archeologia. 11 mila anni fa uno sciame di comete cancellò antiche civiltà


La fine del mondo? C'è già stata, uno sciame di comete colpì la terra undicimila anni fa, modificando l'inclinazione dell'asse di rotazione del pianeta, che causò un'era glaciale che durò oltre mille anni e provocò l'estinzione dei grandi animali, ad esempio i mammut.
Ad affermarlo è un gruppo di ricercatori dell'Università di Edimburgo dopo aver interpretato con attenzione i bassorilievi portati alla luce nel 1995 nel sito archeologico di Gobekli Tepe, nel Sud della Turchia. Sul giornale La Stampa si legge: "La stele è importante perché conferma eventi che già conoscevamo, come il periodo glaciale noto come Dryas recente (dal nome di un fiore della tundra) e l'anomalia dell'iridio osservata in Nord America, risalente all'11-10.000 a.C.: l'iridio è poco presente nel suolo e quando in uno strato geologico se ne trova molto di più, vuol dire che un meteorite o una

martedì 18 luglio 2017

Archeologia. Stonehenge, scoperta la “tomba degli antenati”.

Archeologia. Stonehenge, scoperta la “tomba degli antenati”.




Ne sono convinti gli archeologi dell'Università di Reading che in questi giorni hanno annunciato di aver fatto una importante scoperta: nell'area delle famose pietre sospese hanno individuato, a diversi metri di profondità, quella che potrebbe essere una "casa dei morti" risalente a più di 5000 anni fa in grado di ospitare i resti dei predecessori di coloro che hanno realizzato il misterioso sito inglese.
Si tratta di tumuli rinvenuti nel "Cat's Brain", nella valle di Pewsey, Wiltshire.
Per la prima volta dopo mezzo secolo gli studiosi stanno ora compiendo un'inchiesta approfondita e completa di quest'area nella speranza di ottenere risposte che ancora oggi non trovano certezze, come quelle relative alla reale datazione del sito del neolitico che si pensa fosse utilizzato come osservatorio astronomico. La zona dove è stato individuato il tumulo si trova a metà strada tra

lunedì 17 luglio 2017

Archeologia della Sardegna. I pozzi sacri, templi di 3000 anni fa nei quali i sardi nuragici celebravano i riti legati alla loro religiosità. Riflessioni di Pierluigi Montalbano.

Archeologia della Sardegna. I pozzi sacri, templi di 3000 anni fa nei quali i sardi nuragici celebravano i riti legati alla loro religiosità. 
Riflessioni di Pierluigi Montalbano.


I pozzi sacri sono edifici templari di due tipologie principali, fonti o ipogei, realizzati nel Bronzo Recente e Finale, dal XIII a.C., per celebrare riti nei quali la presenza dell’acqua era fondamentale. La struttura architettonica è sempre elaborata e arricchita da soluzioni che mostrano la volontà dei nuragici di dedicare tempo ed energie per costruire luoghi religiosi raffinati. La maestria raggiunta dai nuragici è evidente nel calcolo delle proporzioni, nella tecnica di lavorazione dei conci e nella capacità di intercettare e sfruttare la risorsa idrica. Era un lavoro svolto da scalpellini provetti, padroni di una manualità evoluta e di utensili adatti alla realizzazione dell'intero monumento. Insieme alle tombe di giganti e ai templi a megaron testimoniano un profondo senso del sacro nell’isola durante tutto il periodo in cui la Civiltà Nuragica era la più importante di tutto l’Occidente Mediterraneo. La forma dell’edificio s’ispira agli stessi principi architettonici dei nuraghi di

domenica 16 luglio 2017

Archeologia della Sardegna. Le Tombe di Giganti, i templi dell’età del Bronzo. Riflessioni di Pierluigi Montalbano.

Archeologia della Sardegna. Le Tombe di Giganti, i templi dell’età del Bronzo
Riflessioni di Pierluigi Montalbano.


Durante tutta l’età del Bronzo, in Sardegna è evidente l'importanza cultuale delle Tombe di Giganti, luoghi nei quali si esprimeva una religiosità legata al culto dei defunti, deposti fra le accoglienti braccia della Madre Terra. Questi templi anticipano i santuari dell'acqua (dedicati alla stessa divinità) che compaiono nel Bronzo finale e proliferano nei periodi successivi. Sono monumenti funerari realizzati in pietra nel corso del II Millennio a.C. Si tratta di sepolture collettive che differiscono profondamente dalle domus de janas utilizzate in precedenza. Questi santuari sono localizzabili in aree ben precise di competenza delle comunità nuragiche.
Come i nuraghi, queste particolari costruzioni megalitiche non hanno nessuna equivalenza nell'Europa continentale e sono costruiti con una particolare forma realizzata mediante grandi lastre di pietra conficcate nella terra. Presenti in tutto il territorio sardo, questi grandi sepolcri presentano

sabato 15 luglio 2017

Straordinaria scoperta tecnologica: gli scienziati dell’Università dello Utah svelano il segreto dell’eccezionale cemento vulcanico romano. Di Matteo Ruboli

Straordinaria scoperta tecnologica: gli scienziati dell’Università dello Utah svelano il segreto dell’eccezionale cemento vulcanico romano.
Di Matteo Ruboli


Oltre 2000 anni fa i romani inventarono un tipo di cemento in grado di resistere agli effetti corrosivi dell’acqua di mare, una miscela che con l’effetto del tempo diventa più forte e duratura rispetto a quando viene gettata. Come è possibile? Le tecnologie chimiche odierne non riescono a prevenire in modo così efficace l’effetto dell’acqua di mare, e il cemento nel giro di pochi decenni viene ammalo rato dalla corrosione. Il cemento romano, invece, diventa più forte col passare dei secoli. I ricercatori dell’Università dello Utah hanno risolto questo affascinante mistero che potrebbe portare la tecnologia chimica odierna ad appropriarsi di una tecnica antichissima che supera le attuali tecnologie. La calce e le ceneri vulcaniche contengono un minerale raro conosciuto come “Tobermorite di Alluminio” che, esposta all’acqua di mare, si cristallizza nella calce e rafforza tutto il

venerdì 14 luglio 2017

Archeologia della Sardegna. Le Domus de Janas, sepolcri millenari che custodivano il mistero della morte e resurrezione. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Le Domus de Janas, sepolcri millenari che custodivano il mistero della morte e resurrezione.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Verso la fine del V Millennio a.C., in Sardegna, inizia la fase delle sepolture scavate nella roccia, ipogeiche o in grotticelle realizzate su colline. Sono denominate domus de janas, un termine che si presta a due interpretazioni: casa delle fate o casa delle porte, riferendosi alle porte che dividono il mondo dei vivi da quello dei morti. A volte si trovano isolate ma più spesso sono concentrate in necropoli comunitarie, veri e propri cimiteri di età Neolitica. A oggi se ne conoscono quasi tremila, di varia tipologia che va dalle cellette singole fino alle spettacolari tombe a camera che mostrano elementi architettonici utilizzati anche nelle case dei vivi: pilastri, travi scolpite nel

giovedì 13 luglio 2017

Archeologia. Acqua e metalli, gli strumenti per comunicare con le divinità. La metallurgia sacra degli etruschi. Riflessioni di Luigi Catena

Archeologia. Acqua e metalli, gli strumenti per comunicare con le divinità. La metallurgia sacra degli etruschi.
Riflessioni di Luigi Catena

Le diverse discipline etrusche, come l'interpretazione di fenomeni atmosferici come i fulmini, insieme alle altre discipline sacre come la lettura del fegato e delle viscere animali, il volo degli uccelli, la loro direzione, il numero dei volatili, facevano parte del “corpus” della religione etrusca per poter tracciare il recinto sacro (il temenos) di un tempio, la tracciatura del solco sacro per la fondazione di una città. Saper interpretare fenomeni naturali particolari come: vapori, acque calde, solforose, minerali, insieme all'osservazione di alcune pietre, soprattutto quelle vulcaniche con esaltanti colorazioni nere o bluastre (la diorite), era avere una forte dote spirituale. Dote che, per il popolo etrusco, era relegata a poche persone. Così come la conformazione del territorio, le sorgenti, i laghi di varia natura, particolarmente di tipo vulcanico, gli anfratti, le fessure telluriche, gli ambienti sotterranei, le cavità naturali, erano materia di interpretazione sacra di una certa casta sacerdotale.
Interpretare significa soprattutto osservare, individuare, vedere ma anche distinguere, delineare, circoscrivere, indicare sacro e profano. Conoscere i minerali, la loro ubicazione, la loro lavorazione, saper classificare la loro tipologia (oro, argento, ferro, rame, allume, ecc.) e dove andare a cercarli, era anche questa una disciplina sacra. Su questi parametri, insieme alla conoscenza della volta celeste, degli astri, dei pianeti, delle costellazioni, del movimento del sole e della luna, nasce il

martedì 11 luglio 2017

Archeologia. Rabdomanti e oracoli etruschi, figure di sacerdoti capaci di consultare il sottosuolo e predire le sorti e il futuro. Conoscevano erbe e piante, e appartenevano a una casta sacra. Riflessioni di Luigi Catena

Archeologia. Rabdomanti e oracoli etruschi, figure di sacerdoti capaci di consultare il sottosuolo e predire le sorti e il futuro. Conoscevano erbe e piante, e appartenevano a una casta sacra.   
Riflessioni di Luigi Catena

Poco si parla e poco si diffondono notizie che trattano questioni inerenti all’alone sacro che potevano trasmettere certe erbe o piante nella cultura  del popolo etrusco. Anzi molte volte si parla di ritrovamenti funebri, di arredi tombali, ma si trascurano altri aspetti della loro vita religiosa. Invece tracce di riti legati a erbe e piante sono rimaste tra le popolazioni che si sono succedute, anche in molte cerimonie cristiane e in particolari momenti come ricorrenze di festività dedicate a santi o feste mariane; tutti riti in cui si segnalano interessanti particolari. Vorrei in primo luogo soffermarmi su una pianta sacra nel mondo antico: il nocciolo (corylus avelana Linneo). Vorrei portare a conoscenza questa pianta, facendo riferimento ad una scoperta, quella del villaggio palafitticolo del Gran Carro ubicato nel Lago di Bolsena. 
Questo villaggio fu rinvenuto per la prima volta dall’archeologo subacqueo Alessandro Fioravanti negli anni settanta,  un villaggio risalente ad un periodo compreso tra la fine dell’età del Bronzo, l’età del Ferro X secolo a.C., prima della nascita della civiltà etrusca. Questo villaggio fu sommerso dall’innalzamento delle acque del lago (motivo tellurico). Nel setacciamento del limo e dei

lunedì 10 luglio 2017

Archeologia della Sardegna. La Civiltà Nuragica e la sua arte sopraffina legata al culto: le navicelle bronzee nuragiche. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. La Civiltà Nuragica e la sua arte sopraffina legata al culto: le navicelle bronzee nuragiche
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Fina dai tempi del Lamarmora, nel 1840, lo studio delle navicelle compare insieme a quello più generale della produzione dei bronzi figurati sardi. Lo studioso piemontese li classificava come “oggetti votivi d'origine orientale con una colomba in cima all'albero, animale dedicato a Venere”. Poiché, secondo Tacito, Iside era adorata attraverso il simbolo della barchetta per la sua forma lunata, il Lamarmora propose che le navicelle fossero dedicate ad Astarte, la divinità che riuniva in sé i caratteri di Iside e di Artemide. Nel 1884 il Crespi rifiuta l'opinione di coloro che vedono in questi bronzi delle lucerne perché “la funzione ne sarebbe impedita dalla forma, inadatta ad accogliere un eventuale lucignolo, e perché i fianchi delle navicelle sono talvolta traforati”. Tuttavia la poppa di

venerdì 7 luglio 2017

Archeologia della Sardegna. Le origini della Civiltà Nuragica. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Le origini della Civiltà Nuragica
Riflessioni di Pierluigi Montalbano



Sede di un luogo di culto del Neolitico finale, il grande tempio ad altare di Monte d’Accoddi, probabilmente una Ziggurat, fu costruito all'alba del III Millennio a.C., e mostra una lunga rampa d’accesso che dolcemente sale verso una piattaforma gradonata. Questa era sormontata da una struttura a cella dedicata a qualche divinità del cielo. La rampa e la struttura furono ampliate e rifasciate con grandi massi intorno al 2500 a.C., il periodo in cui le domus de janas, i templi sardi dedicati al culto dei defunti, mostrano lunghi corridoi e decorazioni simboliche che riconducono alla Dea Madre e al sacrificio dei buoi, con la rappresentazione di teste di toro stilizzate. La rampa è affiancata da un gigantesco menhir aniconico, alto più di 5 metri, il cui significato è attribuito da alcuni studiosi alla tomba di un antenato, e da altri alla divinità maschile paredra della Dea Madre. E’ il periodo che vede la comparsa nell’isola dei primi dolmen e degli ipogei funerari con poche cellette che interrompono la tradizione dei sepolcri comunitari. E’ il tempo in cui le genti di

giovedì 6 luglio 2017

Evento a Bari Sardo. La navigazione al tempo dei nuragici. Venerdì 7 Luglio al tramonto, sotto la Torre di Barì.

Evento a Bari Sardo. La navigazione al tempo dei nuragici. Venerdì 7 Luglio al tramonto, sotto la Torre di Barì.

Chi vuol navigare finché non sia passato ogni pericolo non deve mai prendere il mare (Thomas Fuller). 

Sarà stato il coraggio o la necessità a portare i nostri antenati a spingersi verso l’ignoto? 
Da dove venivano? 
Chi erano i loro partner commerciali? 
Chi erano i popoli che governavano il mare? 
Nell'antichità il Mediterraneo era un’autostrada dove viaggiavano merci, uomini e idee. In epoca nuragica, 3500 anni fa, si verificò la prima globalizzazione della storia, e l'evoluzione umana accelerò il suo passo. 
Le testimonianze sommerse dall’acqua, e quelle portate alla luce dagli archeologi durante gli scavi nell'isola, sono fari che illuminano il nostro passato, e ci svelano una storia ricca di sorprese. 
La Civiltà Nuragica fu la più importante di tutto l'occidente Mediterraneo durante l'età del Bronzo, e potremo assaporare tutto il fascino di questo popolo insieme a Pierluigi Montalbano che studia queste vicende da vari decenni e le racconterà in una fresca serata sotto la Torre spagnola della spiaggia di

mercoledì 5 luglio 2017

Archeologia. Quando nacquero la religione, l'agricoltura e il culto degli antenati? Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Quando nacquero la religione, l'agricoltura e il culto degli antenati?
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Per centinaia di migliaia di anni l’uomo si è evoluto lentamente: sopravviveva cacciando e accumulando provviste. Poi, al termine dell’ultima glaciazione, l’evoluzione subisce una brusca accelerata. Nel corso degli ultimi 10 millenni, l’uomo passa dall’Età della Pietra allo sbarco sulla Luna. Che cosa causò un cambiamento così radicale delle abitudini di vita? Andare sulla Luna non è stato un avvenimento che ha cambiato il nostro modo di vivere. La scintilla che determinò l’evoluzione è stata l’idea di coltivare la terra per produrre alimenti. Si è passati a un’economia produttiva. L’agricoltura ha permesso all’uomo di diventare stanziale, di sviluppare relazioni sociali, ideare le religioni e costruire templi e città. Senza dover cacciare per nutrirsi, l’uomo aveva il tempo per pensare, inventare e uscire dall’Età della Pietra. La Turchia, da sempre, è il ponte che

lunedì 3 luglio 2017

Archeologia e alimentazione. Ulivi e olio in Sardegna, a quando risale la coltivazione delle piante e la produzione del nettare verde? di Giandomenico Scanu

Archeologia e alimentazione. Ulivi e olio in Sardegna, a quando risale la coltivazione delle piante e la produzione del nettare verde?
di Giandomenico Scanu





S’ignora l’epoca esatta della prima apparizione di Olea europaea in Sardegna ma le analisi sui pollini ricavati dai depositi di diversi siti provano la sua presenza nella copertura vegetale dell’isola già in età post glaciale. Dai reperti di carboni prelevati in siti del Neolitico è difficile stabilire se si tratti di legno di Olea europaea sylvestris (Miller), o anche oleaster (Hoffm. et Link) oppure di Olea europaea sativa. Numerose informazioni testimoniano, invece, la presenza nell’isola dell’olivastro, la cui presenza è tutt’ora visibile. Le immense aree olivastrate estese per di migliaia di ettari, costituiscono, oggi come allora, parte integrante del paesaggio sardo. Alcuni ritengono che l’olivo poteva essere già presente nell’isola, in forme selvatiche spontanee, quando i sardi vennero a contatto con le civiltà dei

sabato 1 luglio 2017

Archeologia della Sardegna. L'antico culto della Dea Madre, una tradizione nata nella notte dei tempi che si conserva ancora oggi. E' la divinità più venerata nei millenni, rappresentata con straordinarie opere artistiche perché dispensatrice di vita, di morte e di fertilità. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. L'antico culto della Dea Madre, una tradizione nata nella notte dei tempi che si conserva ancora oggi. E' la divinità più venerata nei millenni, rappresentata con straordinarie opere artistiche perché dispensatrice di vita, di morte e di fertilità. 
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Esiste un filo conduttore che unisce i popoli neolitici che, con varie caratteristiche, è ancora fortemente presente nel sentimento religioso dell’uomo contemporaneo, ossia il culto della Dea Madre. La Sardegna, su questo tema, è perfettamente allineata con il resto del mondo. Le belle sculture Sarde trovano corrispondenze stilistiche e ideologiche nelle Cicladi, nella Sparta neolitica, nel nord Europa, a Malta, in Anatolia e nella penisola balcanica. Il culto della Grande Dea è legato all’opulenta cultura agricola del neolitico, quella considerata l’età dell’oro, come dimostrano le statuette grasse che rappresentano la divinità femminile nel suo ruolo di nutrice e portatrice di fertilità. La Dea è immaginata nella sua carnalità, come nella famosa Venere di Cuccuru s’Arriu, con attributi sessuali enfatizzati con la rappresentazione dei grossi seni e degli abbondanti glutei.
Dall’alba dei tempi, con lo spostamento dei popoli e le relazioni fra comunità, il simbolo della Dea Madre, ideale e artistico, si articolò in diverse divinità femminili. Personificava l'amore sensuale, la fertilità umana e dei campi, la caccia, e poiché il ciclo agricolo implica la morte del seme e il suo
risorgere nella nuova stagione, grazie al sole, alla terra e all’acqua, la grande dea era connessa anche a