Diretto da Pierluigi Montalbano

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venerdì 30 giugno 2017

Archeologia. Le statue dei giganti di Monte Prama, un unicum artistico del panorama mediterraneo occidentale inquadrabile nella Prima età del Ferro, circa 3000 anni fa. Decine di guerrieri che vegliavano sul sonno dei defunti in una necropoli nuragica straordinaria. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Le statue dei giganti di Monte Prama, un unicum artistico del panorama mediterraneo occidentale inquadrabile nella Prima età del Ferro, circa 3000 anni fa. Decine di guerrieri che vegliavano sul sonno dei defunti in una necropoli nuragica straordinaria.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Le sculture dei guerrieri di Monte Prama sono opere in pietra realizzate a tutto tondo a grandezza naturale. Furono trovate casualmente nel Marzo 1974 in un terreno del Sinis (OR) durante i lavori di aratura. Le migliaia di frammenti rinvenuti sono stati assemblati nel Centro di Restauro a Li Punti, nei pressi di Sassari, e oggi possiamo ammirare i personaggi in tutta la loro maestosità nei musei archeologici di Cagliari e Cabras. Nello stesso sito sono stati portati alla luce una serie di piccoli nuraghi in pietra e betili che contribuivano a monumentalizzare l’area funeraria. A oggi le statue sono distinguibili in arcieri, spadaccini, pugilatori e modelli di nuraghe. La cronologia è quella del Primo Ferro, intorno al 900 a.C., e ciò le qualifica come le sculture a tutto tondo più antiche di tutto l’Occidente Mediterraneo. I frammenti furono rinvenuti sopra un antico cimitero di tombe a pozzetto alle pendici del Monte Prama, a poca distanza da un nuraghe che controlla il territorio circostante. sovrastata da un nuraghe complesso ubicato sulla sommità dell'altura. Nei piccoli sepolcri sono stati rinvenuti scheletri di giovani fra i 14 e i 20 anni e qualche individuo in

mercoledì 28 giugno 2017

Archeologia. Le navi in bronzo della Sardegna Nuragica: incantevoli oggetti votivi che testimoniano la conoscenza delle tecniche marinaresche e suggeriscono la volontà di rappresentare la capacità dei sardi di allestire flotte e navigare per il Mare Mediterraneo. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Le navi in bronzo della Sardegna Nuragica: incantevoli oggetti votivi che testimoniano la conoscenza delle tecniche marinaresche e suggeriscono la volontà di rappresentare la capacità dei sardi di allestire flotte e navigare per il Mare Mediterraneo.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Gli scavi archeologici in santuari e templi di epoca nuragica hanno portato alla luce oltre 150 piccole imbarcazioni in bronzo di forma e dimensioni varie, tutte dotate di una testa animale a prua. Sono testimoni di come le genti nuragiche avessero coscienza del mare e delle tecniche di navigazione. Questi incantevoli oggetti votivi, di eccezionale pregio artistico e tecnologico, furono realizzate nell’isola dall’inizio dell’età del Ferro, intorno al 900 a.C., fino al VI secolo a.C., quando la Sardegna fu interessata dai vani tentativi cartaginesi di sottomettere le genti sarde. Riproducono i modelli delle navi che percorrevano le rotte interne fluviali, le navigazioni sotto costa e le problematiche traversate d’alto mare. La tipologia costruttiva degli scafi è quella delle navi di legno cucito, con la realizzazione della struttura esterna cui si aggiungevano poi le strutture interne e gli accessori attraverso la giunzione con perni e la legatura delle travi con fibre vegetali. Questo assemblaggio garantiva una certa facilità di lavorazione e la possibilità di

lunedì 26 giugno 2017

Archeologia della Sardegna. I Bronzetti nuragici, una serie di personaggi, navi, animali e oggetti che costituiscono una rappresentazione fedele del modo di vivere e della religiosità del popolo sardo vissuto 3000 anni fa. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. I Bronzetti nuragici, una serie di personaggi, navi, animali  e oggetti  che costituiscono una rappresentazione fedele del modo di vivere e della religiosità del popolo sardo vissuto 3000 anni fa.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Le tecniche di lavorazione dei metalli sono conosciute in Sardegna fin dal III Millennio a.C. e si sviluppano intensamente soprattutto nell’età del Bronzo e del Ferro, grazie alla conoscenze dei maestri e degli artigiani che lavoravano nelle botteghe nuragiche. Rame e galena argentifera erano i più preziosi e diffusi, e la filiera comprendeva l’individuazione dei giacimenti, l’estrazione e la frantumazione delle rocce contenenti i metalli, la combustione per ottenere una fusione che li trasformasse in lingotti e la commercializzazione. Nel Bronzo Medio, circa 3500 anni fa, in Sardegna si riesce a ottenere la fusione della lega di bronzo, un mix di 9 parti di rame e una di stagno, quest’ultimo raro nel Mediterraneo. La produzione di manufatti comprende armi, gioielli, utensili e lingotti utilizzati come moneta dell’epoca per la loro caratteristica di essere facilmente trasportabili e convertibili in qualsiasi oggetto d’uso. Nella prima età del Ferro, dal IX a.C., i nuragici iniziano a produrre eleganti sculture di bronzo a tutto tondo, rappresentando personaggi, animali, barche e oggetti miniaturizzati, conosciuti con il nome di bronzetti. Sono ottenuti con la

sabato 24 giugno 2017

Archeologia della Sardegna. Le rotonde nuragiche: edifici sacri costruiti 3000 anni fa nei quali governo e religiosità si incontrano Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Le rotonde nuragiche: edifici sacri costruiti 3000 anni fa nei quali governo e religiosità si incontrano
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


In assenza di testi letterari antichi che facciano luce sulla Civiltà Nuragica, ciò che si conosce oggi su quelle genti sarde di 3000 anni fa si deve agli studi effettuati sui monumenti (nuraghi, villaggi, santuari, tombe) e sui ritrovamenti dei manufatti venuti alla luce durante gli scavi. Molti oggetti realizzati con materiali organici come legno, sughero, paglia, lana e cuoio sono andati perduti per via della loro deperibilità, e una quantità indeterminabile di oggetti realizzati in metallo e vetro non sono arrivati fino a noi perché sono stati riutilizzati dopo un semplice processo di fusione.
Fra gli edifici, i più semplici sono le capanne, il cui utilizzo sprofonda nel Neolitico. La tipica capanna nuragica ha pianta circolare o ellittica e struttura portante in pietra costituita da una muratura di base di circa due metri sormontata da una copertura in materiali deperibili (legno, canne, paglia), o in pietra. La forma originaria era simile a strutture ancora oggi esistenti nella

giovedì 22 giugno 2017

Archeologia. Economia e traffici commerciali nella Sardegna del Bronzo e del Ferro: lavorazione dei metalli, navigazione e viticoltura furono le armi vincenti della Civiltà Nuragica. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Economia e traffici commerciali nella Sardegna del Bronzo e del Ferro: lavorazione dei metalli, navigazione e viticoltura furono le armi vincenti della Civiltà Nuragica.  
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Durante l’età nuragica, intorno ai villaggi si svilupparono fiorenti attività economiche legate all’agricoltura con la produzione di granaglie, legumi e la pratica della viticoltura, come testimonia il recente ritrovamento nei pressi del nuraghe Sa Osa a Cabras di oltre 15 mila semi di malvasia e vernaccia presenti nel fondo di un pozzo che li ha perfettamente conservati per oltre 3200 anni grazie alla capacità di mantenere bassa la temperatura. Nelle coste si praticava la pesca, e in collina si svolgevano le attività pastorali. Negli approdi, individuabili laddove l’acqua dolce dei fiumi si mescolava con l’acqua di mare, i commerci crearono le condizioni per intensificare le operazioni di carico e scarico delle merci, con conseguente realizzazione delle infrastrutture di lavorazione del pescato e di conservazione. Le saline costituivano un valore aggiunto alla produzione locale. La navigazione rivestì un ruolo molto importante e, pur in assenza di

martedì 20 giugno 2017

Archeologia della Sardegna. Religiosità e architetture sacre della Civiltà Nuragica, un misterioso mondo legato alla natura e alla fertilità. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Religiosità e architetture sacre della Civiltà Nuragica, un misterioso mondo legato alla natura e alla fertilità.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

L’arte preistorica della Sardegna, oltre ai menhir e alle incantevoli statuette della dea madre, è caratterizzata dalla rappresentazione di simboli che evocano divinità legate al culto dei defunti. Le domus de janas, realizzate nel Neolitico Finale, dal 3500 a.C. circa, presentano figure che vanno dalle spirali ai cerchi concentrici per giungere a teste di toro e altre d’incerta interpretazione. La lunga fase che precede la Civiltà Nuragica vede, dunque, un mondo religioso legato alla natura e alla fertilità. L’assenza di rappresentazioni simboliche che distingue l’inizio della Civiltà Nuragica pone quesiti di difficile soluzione su chi fossero gli dei sardi dell’età del Bronzo, ma seguendo una continuità con le precedenti culture, e con le successive rappresentazioni legate alla bronzistica dell’età del Ferro, possiamo ipotizzare che anche nella bella età dei nuraghi e delle contemporanee tombe di giganti, gli animali con le corna avessero valenza sacra. Riprodotti nelle navicelle e indossati come elmi dei bronzetti guerrieri, hanno lasciato un’impronta indelebile in

lunedì 19 giugno 2017

Archeologia della Sardegna. La Civiltà Nuragica nell'età del Ferro: organizzazione, rituali, economia e piano urbanistico dei sardi di 3000 anni fa. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. La Civiltà Nuragica nell'età del Ferro: organizzazione, rituali, economia e piano urbanistico dei sardi di 3000 anni fa.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Intorno al 1000 a.C., al passaggio dall'età del Bronzo a quella del Ferro, in Sardegna prosegue il controllo delle risorse da parte dei nuragici, ma inizia una fase con radicali cambiamenti nelle architetture dei vivi e nelle procedure funerarie. I sardi non costruiscono più torri e si dedicano allo smontaggio sistematico delle opere murarie in abbandono per realizzare nuovi edifici con funzioni dedicate ad assemblee pubbliche. Le strutture nascono nelle immediate vicinanze dei nuraghi e sono organizzate con un piano urbanistico preciso: consentire alla comunità di riunirsi nei pressi dei templi a pozzo o, comunque, in una zona pubblica. E’ l’epoca in cui floridi scambi commerciali portano nell’isola genti e merci da ogni parte del Mediterraneo. L’obiettivo è quello

domenica 18 giugno 2017

Archeologia della Sardegna. La Civiltà Nuragica: torri, miniere e organizzazione sociale dell'età del Bronzo. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. La Civiltà Nuragica: torri, miniere e organizzazione sociale dell'età del Bronzo.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Nell'età del Bronzo si sviluppò in Sardegna la Civiltà più importante del Mediterraneo Occidentale. Fu frutto della trasformazione di società preesistenti nell'isola, quelle delle fasi finali Monte Claro e del vaso Campaniforme nel periodo in cui la metallurgia iniziò a praticare complicate fusioni di più elementi per ottenere delle leghe. La più importante tecnologia fu l’ottenimento del bronzo mescolando 9 parti di rame e una di stagno. Proprio la mancanza di stagno nel bacino Mediterraneo convinse le genti più intraprendenti ad allestire flotte navali e compiere viaggi in terre lontane per l’approvvigionamento di questo raro metallo. I giacimenti più ricchi si trovano in Cornovaglia e Bretagna, pertanto i viaggiatori entrarono in contatto con tutti i popoli costieri che incontrarono lungo le rotte marittime e con tutte le genti residenti nei villaggi lungo i fiumi navigabili, ad esempio nella valle del Rodano.
La Civiltà Nuragica deve il nome alle celebri torri in pietra che costellano il paesaggio dell’isola, circa 8000, realizzate con finalità differenti che dipendevano dalle necessità di ogni singola comunità. C’è da precisare che i primi nuraghi, quelli orizzontali a corridoio, sono privi di torri, e furono costruiti nel corso di due secoli dal 1700 a.C. al 1500 a.C. circa. Solo dopo questa fase iniziò l’elaborazione di strutture verticali che consentivano, attraverso l’evoluzione di varie

venerdì 16 giugno 2017

Archeologia della Sardegna. Grano, granai, pane e...nuraghi, cosa mangiavano i nuragici? Riflessioni di Mauro Perra

Archeologia della Sardegna. Grano, granai, pane e...nuraghi, cosa mangiavano i nuragici?
Riflessioni di Mauro Perra

Gli archeologi stanno scoprendo gli alimenti consumati dai nuragici grazie alle nuove ricerche archeologiche, che si avvalgono di nuove tecniche di analisi chimica e fisica. Dal VI Millennio in poi, in Sardegna, l’uomo da predatore diventa produttore e, passando ad un’economia di produzione, deve adottare strutture economiche.
La produzione umana dei beni di sussistenza, così come avviene nei nostri tempi, si impatta sull’ambiente. Le attività dell’uomo lasciano tracce, a volte pesanti, e a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso si è cominciato a pensare al nuraghe non più procedendo alla descrizione di ogni singola pietra e di ogni ceramica trovata dentro l’edificio. Si è capito che gli archeologi non erano più quelli che, armati di piccozza, dovevano recuperare i manufatti, ma dovevano raccogliere anche più dati possibile, con nuove tecnologie. Ricordiamo che lo scavo è distruttivo, e una volta distrutto non lo si può recuperare. Bisogna quindi documentarlo nel migliore dei

mercoledì 14 giugno 2017

Archeologia. Scoperto un relitto dell’età del Bronzo a Devon, una contea vicina alla Cornovaglia, con un carico di lingotti di rame e stagno.

Archeologia. Scoperto un relitto dell’età del Bronzo a Devon, una contea vicina alla Cornovaglia, con un carico di lingotti di rame e stagno.



Un relitto di 3000 anni fa è stato scoperto al largo dalla costa del Devon, in Cornovaglia. La nave mercantile al momento del naufragio trasportava centinaia di lingotti di rame e un carico di stagno, metallo prezioso per l’epoca poiché rarissimo nel Mediterraneo. Ricordiamo che per ottenere la lega di bronzo sono necessarie 9 parti di rame e una di stagno.
La scoperta fornisce nuovi elementi di prova riguardo l’estensione e la complessità dei legami commerciali tra le terre minerarie che si affacciano nel Canale della Manica e l’Europa continentale durante l’ Età del Bronzo, nonché la notevole abilità di navigazione della popolazione di questo periodo.
Il bronzo era il prodotto primario delle lavorazioni e veniva utilizzato nella fabbricazione di armi, strumenti, utensili, gioielli, ornamenti di vario tipo e oggetti di uso quotidiano. Gli archeologi dell’Università di Oxford stanno analizzando i materiali per stabilire le miniere di estrazione, tuttavia, si pensa che il rame provenisse da miniere localizzate nella penisola iberica e dall’arco

lunedì 12 giugno 2017

Archeologia. L'alba della Civiltà Nuragica è da inquadrare intorno al 1600 a.C., con la realizzazione dei nuraghi a corridoio e la frequentazione di villaggi nei quali gli archeologi hanno trovato ceramiche caratteristiche. La facies Sa Turricula. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. L'alba della Civiltà Nuragica è da inquadrare intorno al 1600 a.C., con la realizzazione dei nuraghi a corridoio e la frequentazione di villaggi nei quali gli archeologi hanno trovato ceramiche caratteristiche. La facies Sa Turricula.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Durante Bronzo Antico, in Sardegna, i villaggi sono poco frequentati e il paesaggio non presenta ancora i nuraghi arcaici, quelli a corridoio privi di torri. Tutti i materiali arrivano da contesti funerari, e si dovranno attendere due secoli per notare la ripresa delle attività negli insediamenti. Nell’insediamento di Sa Turricula, gli studiosi riconoscono l’alba della Civiltà Nuragica, con la presenza di un nuraghe, del villaggio e, a poca distanza, nel territorio di Osilo (località Funtana ’e Casu), un dolmen. Una capanna del villaggio, rettangolare e absidata, è stata ricavata per una parte nella roccia e per una parte è delimitata da uno zoccolo murario di cui restano pochi filari. Dalla cima dell’altura su cui sorge il sito, si gode di una vista mozzafiato su tutto il territorio circostante, che non lascia dubbi sulla scelta strategica effettuata dai nuragici. L’andamento della struttura del nuraghe è influenzato dalla posizione sulla cresta del Monte Tudurighe. Presenta un breve corridoio che immette a un vano semicircolare dotato di nicchia sul

domenica 11 giugno 2017

Archeologia. Nel passaggio dall'età del Rame all'età del Bronzo in Sardegna, intorno al 1700 a.C., si nota una carenza di villaggi e l'edificazione dei primi nuraghi. Cosa avvenne? Le tribù nomadi sostituiscono quelle stanziali? Le culture Bonnannaro e Sant'Iroxi, nascono le prime spade. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Nel passaggio dall'età del Rame all'età del Bronzo in Sardegna, intorno al 1700 a.C., si nota una carenza di villaggi e l'edificazione dei primi nuraghi. Cosa avvenne? Le tribù nomadi sostituiscono quelle stanziali? Le culture Bonnannaro e Sant'Iroxi, nascono le prime spade.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

All’alba della Civiltà Nuragica, all’inizio del II millennio a.C., si riconosce la facies di Bonnanaro. Prende il nome del paese, in Logudoro, dove si trova la necropoli ipogeica di Corona Moltana dove gli archeologi trovarono una produzione ceramica caratterizzata dalla scomparsa delle decorazioni pur con forme simili alle precedenti Monte Claro e Campaniforme. Le ceramiche vedono similitudini con la cultura di Polada nella zona di Brescia. Compaiono le anse a gomito e ad ascia. I rarissimi insediamenti abitativi testimoniano una fase critica per i sardi dell’epoca, con genti che si spostano di continuo alla ricerca di condizioni di vita positive. Abbiamo capanne realizzate con muretti e coperte da frasche sostenute da pali in

sabato 10 giugno 2017

Archeologia. Le origini della navigazione. Riflessioni di Aldo Cherini

Archeologia. Le origini della navigazione.
Riflessioni di Aldo Cherini


Il mare è costellato da un immenso arcipelago di imbarcazioni di tutte le dimensioni e forme, che si contano a migliaia, senza confini, tramandate grazie a ferree tradizioni tribali tanto da giungere fino ai nostri tempi, o per meglio dire  all’epoca della fotografia, che ha assicurato una buona base documentaria agli studi dell’etnografia nautica. Quando l’uomo primitivo, uscendo finalmente dallo stato di sedentarietà, prese ad uscire dalla grotta e dal limitrofo ambiente per portarsi sempre più lontano spinto dalla sete di appropriazione e dalla curiosità, dovette fronteggiare ostacoli, difficoltà e pericoli d’ogni genere, ma bastavano a fermarlo un corso d’acqua un po’profonda, lo specchio d’acqua d’un lago pur tranquillo, un braccio di mare anche poco ondoso. Però quell’essere era pur sempre un uomo che non mancava di intelligenza, di spirito di osservazione, di capacità di adattamento.
L’acqua portava non di rado fortuiti ammassi sradicati di vegetali e di tronchi d’albero, di carogne gonfie di animali e chissà cosa ancora, che suggerivano l’idea della galleggiabilità senza contare il fatto che un bel momento l’uomo stesso, ad imitazione di molti animali, aveva imparato a

giovedì 8 giugno 2017

Archeologia. In piena età del rame, intorno al 2500 a.C., si sviluppa in Sardegna una cultura straordinariamente ricca capace di realizzare grandi muraglie megalitiche e fondere il rame e l'argento: le genti di Monte Claro. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. In piena età del rame, intorno al 2500 a.C., si sviluppa in Sardegna una cultura straordinariamente ricca capace di realizzare grandi muraglie megalitiche e fondere il rame e l'argento: le genti di Monte Claro. 
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

In piena Età del Rame, intorno al 2500 a.C., compare in Sardegna una nuova fase cronologica conosciuta come cultura di Monte Claro, dal nome del colle di Cagliari in cui furono scoperte una serie di tombe dove erano presenti delle tipiche produzioni ceramiche. In questo periodo si notano villaggi con spazi ben organizzati e attività legate allo sfruttamento del territorio con la pratica dell’agricoltura intensiva, quindi le popolazioni si concentrano nei territori dove le risorse idriche favoriscono il benessere delle comunità. I villaggi mostrano capanne abitative rettangolari e silos per conservare le derrate alimentari. I vani per il ricovero degli animali testimoniano la pratica delle attività legate alla pastorizia. I ricchi giacimenti sardi di argento e rame favoriscono l’avvio di filiere produttive legate all’estrazione dei metalli, alla fusione e alla lavorazione per

mercoledì 7 giugno 2017

Archeologia. 5000 anni fa iniziò la tecnologia dei metalli. Intrepidi cercatori viaggiarono dall'Europa al Mediterraneo alla ricerca del rame e dell'argento, e sbarcarono in Sardegna. Le ricche genti della cultura del Vaso Campaniforme, detta anche Beaker Culture, realizzarono Stonehenge. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. 5000 anni fa iniziò la tecnologia dei metalli. Intrepidi cercatori viaggiarono dall'Europa al Mediterraneo alla ricerca del rame e dell'argento, e sbarcarono in Sardegna. Le ricche genti della cultura del Vaso Campaniforme, detta anche Beaker Culture realizzarono Stonehenge.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Il più interessante fenomeno culturale che offre l’Europa preistorica è costituito da un apporto iberico giunto miscelando le culture megalitiche pirenaiche e nord europee. Il nome viene dalla forma di un bicchiere (beaker) a forma di campana con profilo a volte dolce (suave degli spagnoli) e altre angoloso sopra la base, convessa nel primo tipo e piatta nel secondo, come rilevato anche nei vasi coevi.
I prototipi di queste forme appaiono in Egitto all’inizio del V Millennio a.C. (cultura tasiense) ma nel Vicino Oriente sono testimoniati esempi del XIX a.C. a Biblos e Gaza (Palestina) nella corte di Amènemhat III e IV, foggiati nelle due versioni suave e spigolosa. Anche in alcuni dipinti persiani (Tépé Giyan, Tépé Djamshidi, Tépé Bad-Hora) di inzio II Millennio a.C. sono rappresentati vasi tripodi decorati a fasce sovrapposte, ornati in maniera identica a quelli

martedì 6 giugno 2017

Archeologia. Il Neolitico Finale in Sardegna: la cultura di Ozieri (3200 - 2800 a.C.), quando compaiono i primi metalli. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Il Neolitico Finale in Sardegna: la cultura di Ozieri (3200 - 2800 a.C.), quando compaiono i primi metalli.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Denominata anche Cultura di San Michele, la fase cronologica conosciuta come Cultura di Ozieri si sviluppò alla fine del neolitico e segnò il cambiamento epocale dall’età della pietra alla prima età dei metalli, circa 5000 anni fa. Il suo nome deriva da una grotta nelle vicinanze di Ozieri dove, all’inizio del Novecento, sono stati ritrovati eleganti ceramiche finemente lavorate e decorate con motivi geometrici incisi e colorati con ocra rossa. La materia utilizzata per fabbricare le punte di freccia, le lame e le accette era sempre la pietra, ossidiana, selce, ma gli uomini di Ozieri avevano imparato a lavorarla abilmente. Questa elevata perizia manuale e il gusto per la decorazione delle ceramiche, descrivono comunità con un'organizzazione sociale evoluta nella quale c’era un’arcaica divisione del lavoro. Fra le forme vascolari più caratteristiche si notano i

domenica 4 giugno 2017

Archeologia. Il Neolitico Medio in Sardegna: la cultura di San Ciriaco (3500 a.C.). Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Il Neolitico Medio in Sardegna: la cultura di San Ciriaco (3500 a.C.).
Riflessioni di Pierluigi Montalbano



Nel Neolitico medio, intorno al 3500 a.C., la produzione ceramica in Sardegna mostra una fase nella quale si notano caratteristiche forme non presenti nella precedente facies Bonu Ighinu. E’ il periodo della cultura di San Ciriaco, che prende il nome dalla chiesa di un quartiere di Terralba, in provincia di Oristano, dove è stato scavato un villaggio preistorico. È in questa fase che proliferano le domus de janas, le tipiche tombe a grotticella artificiale, e vengono realizzati, oltre alle

giovedì 1 giugno 2017

Archeologia. I primi sardi che praticarono agricoltura, allevamento e lavorazione della ceramica: le genti delle domus de janas e della Dea Madre. La Cultura Bonu Ighinu. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. I primi sardi che praticarono agricoltura, allevamento e lavorazione della ceramica: le genti delle domus de janas e della Dea Madre. La Cultura Bonu Ighinu.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Negli studi di preistoria con il termine cultura si raggruppa quell'insieme di manufatti, oggetti d'uso e strutture, che caratterizzano una determinata regione in una precisa fase cronologica, ad esempio il neolitico o le età dei metalli. La denominazione deriva generalmente dal luogo nel quale la fase è stata scoperta per la prima volta. Alle fasi cronologiche del Neolitico medio, intorno al 4500 a.C., vanno ricondotte le tracce archeologiche relative alle pratiche di agricoltura, allevamento e lavorazione della ceramica in Sardegna. Le forme ceramiche vedono vasi carenati e ciotole, con anse zoomorfe o antropomorfe, caratterizzate dalle superfici lucide, di color nero-bruno, decorate a incisione o a impressione. L'industria su pietra levigata annovera: asce e accette levigate, che hanno forma trapezoidale nella grotta di Monte Majore, macine e macinelli ellissoidali, levigatoi, pestelli in porfido, quarzo e granito. Fra gli oggetti più curiosi abbiamo dei