Diretto da Pierluigi Montalbano

Ogni giorno un nuovo articolo divulgativo, a fondo pagina i 10 più visitati e la liberatoria per testi e immagini.

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venerdì 26 maggio 2017

Archeologia. Il bastione di Saint Remy e le fortificazioni medievali di Cagliari. di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Il bastione di Saint Remy e le fortificazioni medievali di Cagliari
di Pierluigi Montalbano
Le fortificazioni medievali di Cagliari circondano l'intero perimetro del quartiere storico di Castello e comprendono due torri principali, perfettamente integre: quella di San Pancrazio e quella dell'Elefante. Durante il viceregno di Dusay (1491-1508) furono realizzati importanti baluardi come quello di fronte alla chiesa di Santa Croce e quello del Balice, e il bastione della Fontana Bona, laddove oggi c’è il Bastione Saint Remy. Più in basso si costruì il baluardo della Leona verso l'antico antemurale pisano e a Nord, a difesa di Buon Cammino, un fronte con mura verticali e porta. Nel 1534, il viceré De Cardona fece costruire due bastioni nel porto, di Levante a Est e di Sant'Agostino a Ovest. Sempre il vicerè, a Castello fece costruire un muro fortificato fra la Torre dell'Elefante e la Torre Mordente, nella zona Santa Croce. Nel 1535 le fortificazioni del porto furono riprese dall'architetto Pons che progettò due bastioni all'interno della ripa e li collegò ai due terrapieni di Sant'Agostino e di Levante con mura che chiusero il fronte a mare del quartiere Lapola. Fra il 1552 e il 1571, l'architetto cremonese Capellino realizzò a Ovest il

giovedì 25 maggio 2017

Archeologia. L'anfiteatro romano di Cagliari, una straordinaria opera architettonica realizzata 2000 anni fa per ospitare i giochi gladiatori. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. L'anfiteatro romano di Cagliari, una straordinaria opera architettonica realizzata 2000 anni fa per ospitare i giochi gladiatori.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano 


L'anfiteatro romano di Cagliari, realizzato nel bianco calcare locale, si trova nella vallata naturale di Palabanda, tra Viale Buoncammino e Viale Fra Ignazio, nell'area cittadina di raccordo tra il quartiere storico di Castello e la zona di Sant'Avendrace, ai confini dell’orto botanico. Nel I secolo d.C. i costruttori intagliarono nel banco roccioso le gradinate, l'arena, una serie di corridoi (i vomitoria) e altri ambienti di servizio. Le gradinate sono divise in tre ordini (imea, media e summa cavea), riservate alle differenti classi sociali (senatores, equites, plebei e servi). Lungo i corridoi (criptae) si affacciavano le gabbie (claustra) per gli animali destinati ai combattimenti. La capienza era di 10.000 spettatori, e gli spettacoli comprendevano lotte tra uomini e belve (venationes), esecuzione di sentenze capitali e lotte tra gladiatori (munera). Il termine amphitheatrum, che sostituisce il più antico spectacula, si riferisce alla forma architettonica della

lunedì 22 maggio 2017

Archeologia. Atlantide, una mitica civiltà perduta. Platone raccontò la Sardegna o altri luoghi? Ad esempio Durazzo in Albania? Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Atlantide, una mitica civiltà perduta. Platone raccontò la Sardegna o altri luoghi? Ad esempio Durazzo in Albania?
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Qualche anno fa uscì il libro di Sergio Frau “Le Colonne d’Ercole” nel quale l'autore, ipotizzando una prima collocazione delle colonne al Canale di Sicilia, forniva una chiave di lettura nuova a molte testimonianze autorevoli che arrivavano dal mondo antico, come quelle di Omero, Erodoto e Platone. Ad esempio, Platone ci racconta che dalla grandissima Isola di Atlante, terra del tramonto, sorella della Roccia di Prometeo, il Caucaso dell'Alba greca, si raggiungevano altre isole e la terra che tutto circonda. E che quell'isola era stata grande, ricca di metalli e felice di tutto, fin quando non fu travolta da cataclismi marini che Zeus inviò per rendere migliori i suoi abitanti. L’inchiesta di Frau analizza anche Ramses III che sulle mura di Medinet Habu, li dove sono effigiati i guerrieri Shardana, uno dei popoli del mare citati dagli egizi nel II millennio a.C, fa incidere: "Gli stranieri venuti dal Nord vedono le loro terre scuotersi: il loro paese è distrutto, le loro in angoscia. I Popoli del Settentrione complottavano nelle loro isole ma, nello stesso tempo, la tempesta inghiottiva il loro paese. Nun (l'Oceano degli Egizi) è uscito dal

domenica 21 maggio 2017

Archeologia, miti e misteri. Atlantide di Platone e Honebu dell'Egitto sono lo stesso luogo? di Pierluigi Montalbano

Archeologia, miti e misteri. Atlantide di Platone e Honebu dell'Egitto sono lo stesso luogo?
di Pierluigi Montalbano


E se il misterioso Hanou-Nebout fosse la mitica Atlantide di Platone?
"In tempi lontani era possibile valicare l'immenso Atlantico perché vi era un'isola che stava innanzi a quella stretta foce che ha nome Colonne d'Ercole (oggi è lo Stretto di Gibilterra ma in tempi antichi potrebbe essere altrove). A chi procedeva da quella, si apriva il passaggio ad altre isole; e da queste isole a tutto il continente opposto. Quest'isola si chiamava Atlantide, e in essa vi era una grande dinastia regale che governava l'intera isola e molte altre a parte del continente. Passarono i secoli, terremoti spaventosi e cataclismi si succedettero. Quella stirpe guerriera, tutta senza eccezione, sprofondava sotto la terra. Il mare sommerse Atlantide e tutto scomparve. Per questo motivo, nel mare, da quella parte, vi sono fondi bassi e fangosi, che producono grave impedimento alla navigazione. L'isola, sprofondando, a questi bassi fondali diede origine".
Questa è una pagina del Timeo, il primo dei tre libri che Platone dedicò ad Atlantide, basandosi sulle notizie raccolte in Egitto dal legislatore ateniese Solone, vissuto dal 630 al 558 a.C.
Nel corso di un suo viaggio in Egitto, vide delle iscrizioni del faraone Ramesse III sulle mura del

sabato 20 maggio 2017

Storia e archeologia della Sardegna. La Battaglia di Sanluri (Sa Battalla) di Alberto Massazza

Storia e archeologia della Sardegna. La Battaglia di Sanluri (Sa Battalla)
di Alberto Massazza


Alla morte, avvenuta per peste nel 1375, di Mariano IV d’Arborea, la cui lungimiranza politica e militare aveva portato il Giudicato alla massima espansione, arrivando a relegare i Catalano-Aragonesi al possesso delle sole città di Cagliari e Alghero, il Regno d’Arborea visse oltre un trentennio di alterne vicende, tra tirannicidi manovrati probabilmente dagli stessi aragonesi, Giudici minori sotto la reggenza di una madre leggendaria, battaglie e armistizi. Nonostante l’instabilità dinastica degli arborensi, i Catalano-Aragonesi non riuscirono a trovare il bandolo della matassa per far volgere le sorti dell’ormai secolare disputa in loro favore.
Le cose cambiarono radicalmente nel 1407, alla morte senza eredi del secondogenito di Eleonora, Mariano V, divenuto Giudice al compimento del quattordicesimo anno d’età, intorno al 1393. La Corona de Logu, il particolare Parlamento formato dai maggiorenti del Regno, investì della

giovedì 18 maggio 2017

Archeologia. Uno dei primi articoli scientifici sugli scavi di Monte Prama lo scrisse l'archeologo Marco Rendeli quasi 10 anni fa. Ho deciso di riproporlo sul quotidiano perché è ricco di dati interessanti e pensieri condivisibili. Monte Prama: Oltre 5000 punti interrogativi sulle statue scoperte nel Sinis Riflessioni di Marco Rendeli

Archeologia. Uno dei primi articoli scientifici sugli scavi di Monte Prama lo scrisse l'archeologo Marco Rendeli quasi 10 anni fa. Ho deciso di riproporlo sul quotidiano perché è ricco di dati interessanti e pensieri condivisibili.
Monte Prama: Oltre 5000 punti interrogativi sulle statue scoperte nel Sinis
Riflessioni di Marco Rendeli


Nonostante il vasto successo che le statue di Monte Prama hanno riscosso, soprattutto in Sardegna, di esse si sa ben poco. Solamente con l’avvio del restauro voluto da A. Boninu, si è intrapreso un ampio progetto che comprende la pulizia, il restauro e la ricostruzione delle stesse da parte del Centro di Conservazione Archeologica presso il Centro di Restauro Regionale di Li Punti. Tutti i pezzi sono stati portati e assemblati in un unico luogo: si tratta di oltre 5000 frammenti delle dimensioni e delle fogge più varie che restituiscono quello che a oggi è il più grandioso complesso statuario della Sardegna preromana e uno dei più importanti del Mediterraneo.

I frammenti furono recuperati in scavi effettuati in località Monte Prama, nel Sinis settentrionale (Oristano) nel corso degli anni Settanta. La storia delle ricerche è lacunosa, frammentata e si dipana fra interventi estemporanei (scavi Atzori nel 1974, scavi Pau 1977) e indagini programmate (scavi Bedini 1975, scavi Lilliu, Atzeni, Tore gennaio 1977, scavi Ferrarese Ceruti-Tronchetti 1977-1979). Delle indagini condotte da A. Bedini in un settore limitato del sepolcreto è imminente la pubblicazione di un preliminare: di esse si sa che sono tombe a cista con pareti litiche con una forma successiva di monumentalizzazione, ovvero di copertura formata da lastroni; gli scavi Lilliu, Atzeni, Tore sono confluiti in un importante contributo di G. Lilliu; degli scavi condotti in maniera impeccabile da Tronchetti e dalla Ferrarese Ceruti fra il 1977 e il 1979 si ha un’ampia documentazione (TRONCHETTI 2005 con bibliografia precedente). Il sito si disloca quasi al centro di un distretto ricchissimo di presenze protostoriche (nuraghi, pozzi sacri, luoghi di culto) di civiltà nuragica, la cui vita si scagliona dal Bronzo recente fino alla piena età del Ferro. Dalle relazioni di scavo pubblicate da Tronchetti si rileva che i frammenti furono rinvenuti in un unico contesto coerente che obliterava una serie di tombe a pozzetto con lastre di chiusura litiche disposte a formare un unico “serpentone” recintato da altre lastre di calcare (fig. 3). Queste tombe, in numero di 33, formavano un unico contesto di personaggi maschili e femminili, appartenenti a diverse classi d’età (dai 13 ai 50 anni), rinvenuti in posizione seduta uno per singola tomba. Esse risultano apparentemente prive di corredo: pochi frustuli ceramici nelle tombe 1-2 e dalla 24 alla 34. Fanno eccezione la t. 25, dalla quale proviene uno scaraboide databile alla fine dell’VIII a.C., e alcuni vaghi di pasta vitrea pertinenti a collane dalle tombe 24, 27 e 29: questi sono al momento gli

martedì 16 maggio 2017

Archeologia. I cosiddetti pugilatori di Monte Prama, guerrieri nuragici. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. I cosiddetti pugilatori di Monte Prama, guerrieri nuragici.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

                               (Statua Monte Prama - Bronzetto Dorgali - Daniele Carta)

Nell’età del Bronzo, i grandi imperi combattevano fra loro con utilizzo di eserciti e carri. Conosciamo le modalità di guerra grazie ai resoconti trovati nei palazzi, soprattutto la contabilità riguardante la quantità di risorse investite e il costo di mantenimento di guerrieri e carri, ma sfugge il ruolo della fanteria, spesso assoldata in situazioni contingenti d’emergenza e, quindi, poco addestrata. A volte le guerre non venivano combattute e i sovrani si limitavano a mostrare i muscoli: l’armata più attrezzata convinceva il nemico ad arrendersi senza spargimento di sangue. Tuttavia c’è un dato importante su cui riflettere: quando le guerre si combattevano nella stagione della semina o del raccolto, il costo da pagare per l’allontanamento dai campi della forza lavoro che si dedicava all’agricoltura era alto. Nel suo “The end of the Bronze Age” lo studioso R. Drews assegna alla fanteria alcuni compiti importanti come l’inseguimento dei nemici su terreni dove i carri non transitavano, la difesa notturna degli accampamenti e l’assedio. Tuttavia, i più grandi eserciti dell’epoca, egizi ed ittiti, erano composti quasi totalmente da fanti armati alla leggera, e questi costituivano il nucleo forte nei campi di battaglia visto che i carri combattevano solo nelle pianure. Così, ci si rende conto che pur se la fanteria era un elemento subordinato e, probabilmente, i suoi componenti erano poco addestrati e sottopagati, il loro

lunedì 15 maggio 2017

Archeologia. Scioglimento dei ghiacci: il diluvio universale non è soltanto un mito

Archeologia. Scioglimento dei ghiacci: il diluvio universale non è soltanto un mito

Scioglimento. Il mito del diluvio è un grande classico della mitologia mondiale. Le ricerche archeologiche, geologiche e paleoclimatiche sono riuscite a ricostruire lo scenario che ha originato queste antiche tradizioni. Durante il massimo glaciale, intorno a 20 mila anni fa, il livello marino stazionava circa 120 metri sotto il livello attuale. Con il progressivo aumento della temperatura i ghiacciai del Wurm hanno iniziato a sciogliersi, alimentando immensi fiumi che hanno restituito al mare l’acqua accumulata come ghiaccio sulle terre emerse, anche se il

domenica 14 maggio 2017

Archeologia e tradizioni popolari. Sa Acabadora, una sacerdotessa della morte Riflessioni di Claudia Zedda

Archeologia e tradizioni popolari. Sa Acabadora, una sacerdotessa della morte
Riflessioni di Claudia Zedda



C’era un tempo in cui la gente di uno stesso paese si conosceva per soprannome, un tempo nel quale la morte non era fatto di stato, un tempo in cui le strade al crepuscolo, poteva succedere venissero attraversate da piccole donnicciole che è d’obbligo immaginare vestite di nero. Non foss’altro per il loro tentativo di passare inosservate. C’era un tempo chi le chiamava sacerdotesse della morte e chi le chiamava donne esperte. Avete compreso delle nonnette alle quali mi riferisco? C’era chi le chiamava più sbrigativamente Acabadoras. Il termine è pregno di una sonorità tutta spagnola, e mai nessun altro sarà tanto evocativo. Degradazione di acabar, queste donne che l’immaginario racconta d’età avanzata, “acabavano” appunto, ponevano la parola fine alla vita degli agonizzanti, che stentavano nell’abbandonarla. Ci si è interrogati ampiamente sulla veridicità della figura, ci si è spesso chiesti se non si tratti di un residuo tradizionale, che in effetti non faccia capo ad alcuna realtà. Quesiti questi che altri prima di noi si posero. Alberto Della Marmora nel 1826 era quasi sicuro che queste donnette fossero esistite per davvero, e per

sabato 13 maggio 2017

Archeologia. Il pensatore di Israele, una statuetta di 4000 anni fa. Riflessioni di Diana Civitillo

Archeologia. Il pensatore di Israele, una statuetta di 4000 anni fa.
Riflessioni di Diana Civitillo

Gli archeologi della Israel Antiquities Authority hanno scoperto una statuetta in argilla datata al 1800 a.C. a Yehud nel Distretto Centrale di Israele. Rappresenta un unicum: si tratta di un personaggio montato su un vaso di ceramica. Gilad Itach, l’archeologo responsabile del sito, ha affermato che l’ultimo giorno di scavi, giusto prima che iniziasse la costruzione di un edificio sul sito, è stata rinvenuta la figurina, alta 18 centimetri, insieme ad un assortimento di altro materiale. Pare che sia stato prima realizzato il vaso, secondo lo stile caratteristico del periodo, a cui sarebbe stata successivamente aggiunta la statuina, di una tipologia mai rinvenuta durante le ricerche precedenti. Il livello di precisione e di attenzione ai dettagli è davvero impressionante, valutando che si tratta di un manufatto di quasi 4.000 anni fa. Il collo della brocca è servito da base per

venerdì 12 maggio 2017

Archeologia. La società degli Etruschi: Patriarcale, ma le donne partecipavano ai banchetti scandalizzando gli altri popoli europei. Riflessioni di Giovanni Caselli

Archeologia. La società degli Etruschi: Patriarcale, ma le donne partecipavano ai banchetti scandalizzando gli altri popoli europei.
di Giovanni Caselli


La società etrusca era patrilineare e patriarcale, tuttavia la relativa libertà della donna, che nella società etrusca poteva partecipare ai banchetti assieme agli uomini, scandalizzava gli altri popoli mediterranei che tenevano le loro donne in stretta clausura, come del resto accade ancora oggi nella maggior parte del Mediterraneo o accadrebbe ancora altrove se non fossero stati imposti regimi democratici nel XX secolo. Questo tratto culturale indica senza ombra di dubbio una tradizione massagetica, sarmatica o forse mitannica, originaria cioè delle steppe nord caucasiche, dove le donne, che almeno in guerra avevano gli stessi doveri degli uomini, furono dette

giovedì 11 maggio 2017

Archeologia. Lo scavo archeologico: tecniche, leggi e metodo scientifico di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Lo scavo archeologico: tecniche, leggi e metodo scientifico
di Pierluigi Montalbano

Uno scavo archeologico mira a porre in luce monumenti e documenti delle civiltà passate con metodi diversi a seconda del carattere delle ricerche, della natura del terreno da esplorare, del vario tipo delle città o dei monumenti da mettere in luce.
Il rilievo topografico di un territorio dove ci siano ruderi emergenti o sepolti, anche attraverso la fotografia aerea, può giovarsi dello scavo per saggiare il terreno nei punti in cui la sua superficie mostri la presenza di vestigia archeologiche.
I saggi di scavo, ossia aprire un terreno con trincee, gallerie o pozzi, mostrano i confini di una zona monumentale, città o necropoli; rilevano la pianta di un edificio; individuano gli strati e materiali archeologici del sottosuolo. Il taglio verticale dovrà essere fatto in modo che consenta agevolmente sia l'asportazione della terra sia la possibilità di fotografare le pareti della trincea per documentarne gli strati. Le pareti del taglio dovranno avere l'inclinazione sufficiente per non causare franamenti. Le terre di risulta vanno sempre gettate lontano per permettere un eventuale ampliamento. Quando il taglio del terreno ha come scopo di riconoscere il carattere delle fondazioni di un edificio, basterà che il cavo, fatto a ridosso della costruzione, ne consenta la visione.

martedì 9 maggio 2017

Archeologia della Sardegna. Cosa utilizzavano gli antichi sardi per scolpire il granito? Dovremo retrodatare di parecchi secoli la conoscenza del ferro nell'isola? Scoperta una "filiera" metallurgica sui monti di Domusnovas. Riflessioni di Pierluigi Montalbano e Marcello Onnis

Archeologia della Sardegna. Cosa utilizzavano gli antichi sardi per scolpire il granito? Dovremo retrodatare di parecchi secoli la conoscenza del ferro nell'isola? 
Scoperta una "filiera" metallurgica sui monti di Domusnovas.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano e Marcello Onnis



Recentemente, abbiamo depositato alla Soprintendenza archeologica di Cagliari una denuncia di rinvenimento di un sito di valenza Archeometallurgica.
Nel territorio del Comune di Domusnovas, immerso nell’incantevole vallata di Oridda, dietro le Grotte di San Giovanni, l’allineamento di Punta Tinnì, Punta Fundu de Forru e Perda Niedda, con il vertice opposto di punta Serra Tinnì, costituisce un triangolo, attraversato dal Rio Tiny, particolarmente interessante già per la sola toponomastica. La località di Perda Niedda tradisce la presenza di un giacimento di magnetite dal tenore di ferro intorno al 74 %. La Punta Fundu de Forru, indica la presenza di attività fusoria. Il nome del rio e delle sommità dei luoghi dedicate a Tinnì dichiarano palesemente la frequentazione dei mercanti di età

domenica 7 maggio 2017

Archeologia della Sardegna. I Guerrieri di Mont'e Prama, decine di statue in pietra a grandezza naturale che vegliavano sul sonno degli eroi nuragici. Erano Shardana? Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. I Guerrieri di Mont'e Prama, decine di statue in pietra a grandezza naturale che vegliavano sul sonno degli eroi nuragici. Erano Shardana?
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


A metà degli anni Settanta del secolo scorso, lungo la strada che collegava il porto nuragico di Tharros nel golfo di Oristano e l’immenso nuraghe S’Uraki di San Vero Milis, probabile reggia amministrativa della zona, un contadino che arava il suo terreno a Mont’e Prama si accorse che l’aratro intercettava pietre lavorate con forme umane. Una serie di campagne di scavo condotte dagli archeologi Alessandro Bedini prima e Carlo Tronchetti poi, coadiuvati dai relativi staff di ricerca, portava alla luce una necropoli nuragica con decine di sepolture a pozzetto di varia tipologia, allineate lungo un viale funerario che seguiva l’andamento naturale del terreno. Lo scarso corredo funerario non offriva una cronologia affidabile del sito e gli archeologi, prudentemente, assegnarono al Primo Ferro l’epoca di realizzazione dei sepolcri. Indagini più

sabato 6 maggio 2017

Archeologia. Chi erano veramente gli Shardana? Il pensiero dell'archeologo Alfonso Stiglitz

Archeologia. Chi erano veramente gli Shardana?
Il pensiero dell'archeologo Alfonso Stiglitz




Uno dei miti più profondamente radicati nel nostro immaginario quotidiano è quello degli “Shardana dal cuore ribelle”, balentes ante litteram, portatori di un ribellismo permanente, al quale gli ideologi colonialisti (consapevoli o meno) condannano la Sardegna e le altre terre: nobili, ribelli e sconfitti.Agenzie di viaggio, marchi commerciali, libri di successo, società per lo studio della genetica, sono tutti portatori di quel nome e propagatori di una lettura ideologica della storia.
Ma è una storia vera? Chi erano veramente gli Shardana?
Mentre oggi si continuano a ripetere gli stereotipi di un secolo fa, basati su una lettura credulona dei testi propagandistici dei faraoni, in Vicino Oriente gli archeologi scavano i luoghi delle gesta degli Shardana e degli altri “popoli del mare”, fornendoci dati oggettivi sulla loro

giovedì 4 maggio 2017

Linguistica. Il Fanum Carisi di Orosei: localizzazione precisa del tempio e della divinità pagana al quale esso era dedicato. Riflessioni di Massimo Pittau

Linguistica. Il Fanum Carisi di Orosei: localizzazione precisa del tempio e della divinità pagana al quale esso era dedicato.
Riflessioni di Massimo Pittau


L'«Itinerario di Antonino» (Itinerarium provinciarum) - compilato sotto l'imperatore romano M. Aurelio Antonino, detto "Caracalla" (211-217 d. C.), alla metà della strada romana che seguiva la costa orientale della Sardegna, presenta una mansione o stazione che chiama Fanum Carisi «Tempio di Carisio» (80.2). Fino ad ora non risulta localizzata la esatta posizione di questa mansione, anche se si è intravisto che essa era nel territorio dell'odierno paese di Orosei. E nessuno studioso ha fino ad ora approfondito e intravisto quale fosse la divinità pagana alla quale era dedicato il tempio. Ebbene, col mio presente studio mi lusingo sia di localizzare esattamente il sito del tempio, sia di individuare la divinità pagana al quale esso era dedicato.
A mio giudizio il Fanum Carisi si trovava nelle immediate vicinanze dell'odierno villaggio di Orosei, anzi al

mercoledì 3 maggio 2017

Archeologia, Archeoastronomia e navigazione. Fenici e Greci: La misura del tempo. Riflessioni di Alfonso Stiglitz

Archeologia, Archeoastronomia e navigazione. Fenici e Greci:  La misura del tempo.
Riflessioni di Alfonso Stiglitz

 “parva Cynosura. Hac fidunt duce nocturna Phoenices in alto”.
Archeologia e astronomia, una navigazione oltre l’orizzonte. Gli uomini hanno delle stelle che non sono le stesse. Per gli uni, quelli che viaggiano, le stelle sono delle guide. Per altri non sono che delle piccole luci. Per altri, che sono dei sapienti, sono dei problemi.
(Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe)

L'intervento è indirizzato a valutare il rapporto tra il discorso archeologico e quello archeoastronomico dal punto di vista di un archeologo; valutazione applicata, in particolare, al mio ambito disciplinare legato al I millennio a.C. e alla cultura fenicia in Sardegna. Apparentemente, in quest'ambito, non c'è rapporto tra archeologia e archeoastronomia visto che quest'ultima, per lo meno in Sardegna, ha come tema pressoché esclusivo l'ipogeismo preistorico, il megalitismo e i nuraghi, quasi che la storia dell'isola non vada oltre quest'ultima fase. Ritengo, invece, che gli spazi per un rapporto proficuo ci siano, anche oltre il II millennio a.C. Che i Fenici abbiano a che fare con l'astronomia è persino banale ricordarlo: per Plinio il Vecchio «Il popolo stesso dei Fenici gode grande fama per aver inventato le scienze astronomiche» (Naturalis Historia V, 67). È ovvio che si tratta di una esagerazione, ogni gruppo sociale in ogni epoca, dalle

lunedì 1 maggio 2017

Archeologia. Una cometa colpì la Terra nell’11.000 a.C.: la scoperta a Gobekli Tepe

Archeologia. Una cometa colpì la Terra intorno all’11.000 a.C.: la scoperta a Gobekli Tepe
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Tredicimila anni fa uno sciame di comete devastò la Terra modificando l’inclinazione dell’asse terrestre e causando l’estinzione di grandi animali come i mammut e provocando un raffreddamento globale che durò parecchi secoli. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Edimburgo ha studiato i bassorilievi scavati nel 1995 a Gobekli Tepe, nel Sud della Turchia.
Già in questo quotidiano parlammo di questo sito archeologico, con un approfondimento che metteva in evidenza le grandi potenzialità di studio che offrivano gli scavi. Potete leggerlo al link http://pierluigimontalbano.blogspot.it/2011/10/il-mistero-di-gobekli-tepe-in-turchia.html
Una delle stele, quella dell’avvoltoio, ha catturato l’attenzione degli archeologi perché riproduce, attraverso la rappresentazione di simboli animali, una serie di costellazioni, indicandone la posizione nel cielo. Con un programma di informatica è stato possibile stabilire che le stelle si trovavano in quel punto esattamente nel 10.950 a.C., alla fine del Pleistocene. Altri bassorilievi mostrano la caduta delle comete e un individuo decapitato indica la perdita di un gruppo di